mercoledì 17 febbraio 2016

Perfetti sconosciuti

Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell'altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. E la parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l'utilizzo "ludico" dei nuovi "facilitatori di comunicazione" - chat, whatsapp, mail, sms, selfie, app, t9, skype, social - a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui (quasi) tutti affidano i propri segreti a quella scatola nera che è il proprio smartphone (o tablet, o pc) credendosi moderni e pensando di non andare incontro a conseguenze, o peggio ancora, flirtando con quelle conseguenze per rendere tutto più eccitante. I "perfetti sconosciuti" di Genovese in realtà si conoscono da una vita, si reggono il gioco a vicenda e fanno fin da piccoli il gioco della verità, ben sapendo che di divertente in certi esperimenti c'è ben poco. E si ostinano a non capire che è la protezione dell'altro, anche da tutto questo, a riempire la vita di senso.
Paolo Genovese affronta di petto il modo in cui l'allargarsi dei cerchi nell'acqua di questi "giochi" finisca per rivelare la "frangibilità" di tutti: e la scelta stessa di questo vocabolo al limite del neologismo, assai legato alla delicatezza strutturale di strumenti così poco affidabili e per loro stessa natura caduchi come i nuovi media, indica la serietà con cui il team degli sceneggiatori ha lavorato su un argomento che definire spinoso è poco, visto che oggi riguarda (quasi) tutti. Per una volta il numero degli sceneggiatori (cinque in questo caso, fra cui lo stesso Genovese, senza contare l'intervento importante degli attori che si sono cuciti addosso i rispettivi dialoghi) non denota caos e debolezza strutturale, ma sforzo corale per raccontare una storia che è intrinsecamente fatta di frammenti (verrebbe da dire di bit, byte e pixel), corsa ad aggiungere esempi sempre più calzanti tratti dal reale.

giovedì 11 febbraio 2016

Sanremo 2016 seconda serata

Seconda serata per la sessantaseiesima edizione del Festival di Sanremo. Dopo l’apertura con i primi 10 big e gli ospiti Laura Pausini, Elton John e Maitre Gims, è la volta della seconda tornata di concorrenti e del primo scontro tra i giovani delle Nuove proposte. Ma è anche la serata di Eros Ramazzotti, che come la Pausini torna sul palco che aveva solcato da giovanissimo. 

CLASSIFICA DELLA SECONDA SERATA  
Al termine della seconda serata, ecco il gruppo dei cantanti che stanno nelle prime sei posizioni (in ordine casuale): Clementino, Annalisa, Valerio Scanu, Francesca Michielin, Elio e le storie tese, Patty Pravo.  
Ed ecco invece quelli a rischio eliminazione: Zero Assoluto, Dolcenera, Neffa, Alessio Bernabei.  



martedì 2 febbraio 2016

amici a 4 zampe all'asta!

In Friuli, venti cuccioli di cane, ancora con i dentini di latte, sono stati venduti «col martelletto». A Parma, Astra e Lara, due meticce di pastore tedesco, sorelline di circa un anno, sono state messe all'asta dall'Istituto vendite giudiziarie, perché i loro padroni sono falliti o hanno debiti che non riescono a pagare. La base d'asta, 300 euro.


Questa è la legge italiana amici a 4 zampe, venduti come oggetti...

Non ci sono parole per descrivere un azione del genere

lunedì 1 febbraio 2016

L'abbiamo fatta grossa di Carlo verdone

Arturo è un investigatore privato così male in arnese da inseguire i gatti scappati dalle case altrui e da abitare presso una vecchia zia col mito del marito defunto. Yuri è un attore di teatro che, da quando la moglie l'ha lasciato, non ricorda più le battute: dunque si ritrova disoccupato e senza un soldo. Le strade di Arturo e Yuri si incontrano quando l'attore chiede all'investigatore privato di pedinare per lui l'ex moglie e il suo nuovo compagno. Ma quando i due macapitati, invece di registrare una conversazione fra i due innamorati, intercettano un dialogo ambiguo e fuorviante le cose si ingarbugliano e si innesca un gioco degli equivoci che costringerà la "strana coppia" Arturo-Yuri a rocambolesche avventure e improbabili travestimenti.
Carlo Verdone si lancia in questo nuovo progetto, da lui diretto, interpretato e sceneggiato insieme a Pasquale Plastino e alla new entry (per un film di Verdone) Massimo Gaudioso, assicurandosi che la commedia nasca più dalle situazioni che dalla capacità dei due attori protagonisti di creare gag e improvvisazioni comiche. Sarebbe una buona idea, se non ci fosse una sorta di vizio di forma: Verdone e Albanese, fisicamente, sono molto simili (a cominciare dal fatto che entrambi "non usano il phon dal 1982"), e la sceneggiatura avrebbe dovuto fare ampiamente leva su questa somiglianza per creare un rapporto a specchio fra due opposti, in cui uno fosse il dark side dell'altro. Invece la comicità dei due, con qualche variante regionale, è uniformemente segnata dalla stessa vena maliconica (intuibile fin dalla musica che accompagna i titoli di testa) e la costruzione dei due personaggi non è abbastanza polarizzata, né abbastanza sovrapponibile: i due non sono né contrari, né identici (anche se declinati in modo diverso). 



Anche la professione di Yuri non viene sufficientemente utilizzata a scopo comico: ci si aspetterebbe che Yuri si butti a capofitto nelle incarnazioni che l'equivoco di volta in volta richiede, invece è Arturo quello più pirotecnico e pronto a improvvisare. Il risultato è che Verdone, qui in grande forma comica, giganteggia su Albanese, che finisce per apparire come la spalla del comico romano. E Verdone una spalla nel film ce l'ha già, molto più efficace: è la giunonica Lena, interpretata dalla cantante lirica armena Anna Kasyan, vera scoperta del film. Kasyan ha tempi impeccabili, un'esuberanza e una comicità fisica istintive che travolgono immancabilmente Arturo-Carlo, ben felice di lasciarsi investire, o di opporre al fiume in piena della donna il suo miglior cialtrone e il suo miglior nevrotico. La trama è divertente ma non raggiunge mai l'effetto valanga comico che una farsa, come dovrebbe essere questa, ha bisogno per sfondare, e si limita a farci sorridere per l'Arturo reminescente del Sergio di Borotalco (quello del "cargo battente bandiera liberiana") o per lo Yuri che chiede "scusissima" a tutti. 




Solo negli ultimi venti minuti il film diventa quello che avrebbe potuto essere: una satira dolente e assai politica dell'Italia di oggi, in cui le brave persone si muovono con difficoltà sempre crescenti. Straziante (e ficcantissimo) l'elenco delle cose che Yuri e Arturo farebbero se avessero un po' più di denaro, amarissima la loro rivincita finale sul cinismo del mondo, quel mondo in cui la maggior parte della gente non ha mai visto un pezzo da 500 euro, così che chi ne maneggia a centinaia ha campo libero per fregare tutti gli altri.

sabato 30 gennaio 2016

Land Rover Defender addio

La produzione della Land Rover Defender è terminata alle 09.25 di venerdì 29 gennaio 2016 (nelle foto l'ultimo esemplare). L'annuncio mette fine all’esistenza di una fuoristrada lanciata sul mercato 68 anni fa e diventata da allora un vero e proprio mito, costruita in oltre 2.000.000 di esemplari, il cui volante è stato impugnato anche da James Bond, da Winston Churchill, da numerosi componenti della famiglia reale britannica ed anche dalle forze armate di Sua Maestà, che l’hanno guidata anche nelle missioni in Iraq ed Afganistan. La Defender era prodotta nell’impianto inglese di Solihull. Sarebbe dovuta uscire di produzione già nel 2015, ma un improvviso aumento della domanda ha spinto la Land Rover a posticipare di qualche settimana il momento della pensione, dovuta all’impossibilità di soddisfare le ultime regole in termini di sicurezza ed impatto ambientale. 




La nuova generazione dovrebbe arrivare nel 2018. La Serie I era equipaggiata con un 1.6 a benzina (51 CV) ed aveva un passo lungo 200 cm. La trazione era integrale di tipo permanente. I clienti apprezzarono fin da subito la robustezza e la solidità della meccanica, caratteristiche non meno fondamentali rispetto alla capacità di disimpegnarsi agevolmente su terreni accidentati.  La Serie II viene introdotta nel 1958 e prevede novità alla parte estetica, alla misura del passo (ora lungo 220 cm e 280 cm) ed al motore, la cui cilindrata raggiunge i 2.2 litri. A disposizione vi era anche un quattro cilindri a gasolio. Nel 1971 viene introdotta sul mercato la Serie III, dai motori più prestazionali e meglio rifinita. L’esemplare numero 1.000.000 viene prodotto nel 1976. La Serie III viene sostituita nel 1983 dalla One Ten (uno dieci, ovvero la misura in pollici del passo), che dal 1991 verrà rinominata Defender 110. 

Stop alle auto a Roma

Blocco della circolazione domenica a Roma, mentre lunedi' e martedi' non ci saranno le targhe alterne perche' i valori dell'inquinamento sono rientrati nei limiti disposti dalla legge. Lo stop riguardera' tutti i veicoli fino alla categoria Euro 5, dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.30. Potranno circolare le categorie di veicoli meno inquinanti: metano, gpl, ibride, Euro 6 e ciclomotori due ruote quattro tempi Euro 2 e motocicli quattro tempi Euro 3.  


 L'Amministrazione, al fine di agevolare la mobilita' collettiva, ha dato indicazione ad Atac di rafforzare il servizio, attraverso una serie di iniziative che comprendono l'aumento del numero delle corse su 15 linee di superficie, sulle linee metropolitane A, B/B1 e sulle tre ferrovie Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Centocelle. Il servizio sara' potenziato per 15 linee di superficie.  La nuova definizione del calendario delle domeniche "antismog" e' stata decisa dal tavolo interistituzionale sull'inquinamento atmosferico, istituito su richiesta del Commissario Tronca per dare attuazione al protocollo d'intesa firmato lo scorso 30 dicembre da Ministero dell'Ambiente, ANCI e Regioni. Inoltre, tenuto conto del ritorno entro i limiti consentiti dalla legge dei valori degli inquinanti, il Campidoglio comunica che non si procedera' al blocco emergenziale delle targhe alterne per lunedi' e martedi' prossimi.  

Spaghetti ai pomodorini!

Dal 1886, De Cecco sceglie esclusivamente le migliori varietà di grano duro. In seguito, i chicchi vengono accuratamente puliti, e quando non rimane nient’altro che grano, si passa alla molitura, che avviene da sempre nel Molino De Cecco.

Solo con un molino di proprietà è possibile utilizzare sempre semola fresca. Con la molitura, il grano viene “spogliato” di tutti i suoi strati, fino ad arrivare al cuore, la parte più nobile. Dopo la macinatura si passa all'impastamento della semola fresca con acqua fredda di sorgente.

L’impasto, trafilato al bronzo, dà vita alle forme della pasta De Cecco. Poi, comincia l’essiccazione, che richiede una lunga attesa. Oggi non si può più essiccare al sole come una volta. Questo è vero, ma , per avere lo stesso risultato basta non avere fretta.

Io ho avuto il piacere di provare la loro pasta e voglio mostrarvi la prima ricetta.


Una semplice Pasta ai pomodorini con Bimby

Un piatto semplice ma delizioso che accontenta tutta la famiglia.

Ingredienti per 2 persone

130 gr di spaghetti DE CECCO
5/6 pomodorini (io ho preso alcuni belli grandi)
1/2 spicchio d'aglio
sale 
basilico
30 gr di olio
formaggio grattugiato

Preparazione



Mettere l'aglio nel boccale e tritarlo 5 sec vel. 7, spatolare ed unire l'olio, rosolare 3 min. vel. soft 100°.








 


Versare i pomodorini e tritare 15 sec. vel.7.Aggiungere il sale, ed il basilico, cuocere 20 min antiorario 100° vel.soft.


 








Aggiungere 300 ml di acqua, portre ad ebollizione, versare gli spaghetti, impostare 100° vel. soft antiorario tempo di cottura degli spaghetti (aggiungere 5 minuti in più); qualora si asciugassero troppo unire un po' d'acqua.  
















Cospargere con parmigiano. 



















Un piatto delizioso grazie, non avevo mai provato la pasta de cecco, ma devo dire che la cottura è ottima e il sapore sublime.